Valorizzazione del germoplasma di olivo autoctono e produzione di piante certificate sotto il profilo genetico e sanitario

[durata progetto 04/2019 – 04/2021]

IBE-CNR da oltre 30 anni sta conducendo studi volti alla tutela e alla descrizione delle risorse genetiche dell’olivo in Emilia Romagna. Tali ricerche hanno avuto inizio nelle province romagnole maggiormente vocate all’olivicoltura come Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, dove l’olivo ha trovato nicchie climatiche idonee in alcune zone collinari e pedecollinari per poi estendersi anche alle province emiliane quali Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia e Piacenza.

Dalla sinergia tra risorse genetiche autoctone e microclima vocato, nasce un olio con caratteri chimici e sensoriali di pregio, capace di differenziarsi dagli altri prodotti standard presenti sul mercato e che rappresenta una risorsa economica per l’agricoltura.

Gli studi condotti da IBE-CNR hanno infatti accompagnato l’associazione dei produttori e la Regione nell’ottenimento dei due riconoscimenti per la produzione di oli DOP: Brisighello e Colline di Romagna.

L’olivo solitamente occupa in Emilia Romagna le aree marginali che presentano elevate pendenze e sono difficili da coltivare ed è proprio in questi ambiti territoriali che l’olivo diventa anche un importante elemento del paesaggio rurale svolgendo un ruolo di salvaguardia ambientale insostituibile.

Le attività di valorizzazione e salvaguardia delle antiche cultivar autoctone rappresentano il fulcro per dare risposta a tre obiettivi importanti: il perseguimento della qualità chimica e sensoriale degli oli prodotti, la salvaguardia delle risorse genetiche e la conservazione del paesaggio che da sempre ha caratterizzato le colline emiliano romagnole. La cultivar ha un forte peso sulla formazione di sostanze che andranno a far parte della frazione insaponificabile dell’olio. La diversità chimica che contraddistingue le sostanze secondarie presenti nei tessuti, e in particolare nei frutti di diversi genotipi (chemiotassonomia) può anch’essa servire per discriminare e riconoscere i genotipi stessi, pur se tali caratteri possono essere meno immutabili di quelli biomolecolari.

BIODIVERSITA E CERTIFICAZIONE GENETICO-SANITARIA

  • IBE-CNR ha selezionato 29 varietà di olivo recuperate nei territori delle province emiliano romagnole; tali cultivar sono state inserite nel processo di certificazione genetica e sanitaria in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, con il Servizio Fitosanitario Regionale e con l’Associazione Regionale tra Produttori Olivicoli (ARPO) , è stata infatti avviata la filiera della certificazione genetica e sanitaria nazionale ed europea ai sensi del D.M. del 20/11/2006 e del 6/12/2016, intraprendendo quindi la via del massimo livello di sicurezza genetica e sanitaria.
  • L’IBIMET-CNR, riconosciuto come Centro di Conservazione per la specie olivo (determinazione n. 17919 del 28/11/2005) in Emilia-Romagna e in qualità di laboratorio accreditato per le analisi morfo-fenologiche di corrispondenza varietale per la specie olivo (determinazione n. 16057 del 7/11/2005), in Emilia-Romagna, rappresenta quindi il primo anello della filiera della certificazione del materiale vegetale.
  • La filiera della certificazione genetico sanitaria garantisce la rispondenza genetica e lo stato fitosanitario delle nuove piante, permettendo quindi la prevenzione alla diffusione delle malattie che sempre più frequentemente trovano nel materiale vivaistico una delle principali vie di diffusione. Il settore olivicolo nazionale, da qualche anno, sta infatti affrontando una importante emergenza fitosanitaria come Xylella fastidiosa che attualmente non interessa però gli olivi della Regione Emilia Romagna.
  • La tutela delle cultivar autoctone e lo studio del loro comportamento agronomico in areali specifici, creano i presupposti per pensare ad una re-introduzione della coltivazione dell’olivo che poggi su solide basi biologiche e ecofisiologiche.
  • Questa strategia può contribuire alla riduzione dei rischi di degrado idrogeologico conferendo, al tempo stesso, un importante valore paesaggistico agli areali; la scelta di cultivar dotate di una spiccata vocazionalità territoriale consente di diversificare sul piano organolettico e nutrizionale le produzioni locali. Non va trascurata l’importanza di consigliare cv dotate di una maggior resistenza alle minime termiche al fine di ridurre i rischi legati all’areale climatico di coltivazione considerato limite geografico, quale è appunto l’Emilia Romagna.  
  • In Regione i genotipi di olivo da identificare e descrivere risultano essere ancora molto numerosi, pertanto la filiera della certificazione genetico sanitaria si prospetta quindi in continua evoluzione in quanto altre cultivar autoctone, in fase di sperimentazione, potranno entrare a far parte di questo processo, arricchendo così la biodiversità olivicola della regione e tutelando al tempo stesso l’olivicoltore e il vivaista.
  • E’ infatti sempre più consuetudine “costruire” la qualità di un olio extravergine di oliva al momento dell’impianto dell’oliveto e in particolare durante le scelte varietali.

Sito web OLIVISECOLARI

Responsabile progetto

Dr.ssa Annalisa Rotondi
annalisa.rotondi [ at ] ibe.cnr.it